Come Coltivare i Ravanelli

La coltivazione del ravanello in Italia ha un’estensione totale di circa 1.000 ettari. Di questi circa 740 ettari sono coltivati in pieno campo, e circa 270 ettari come coltura protetta.

Generalità
l ravanello è una coltura a ciclo vegetativo corto, e ogni fattore che ritarda la sua vegetazione comporta una diminuzione della qualità gustativa del prodotto.
Preferisce dei terreni leggeri, ben drenati, freschi, ricchi di sostanza organica ben unificata.
Il ravanello tollera bene i terreni con pH relativamente basso (fino a 5,5), ma il valore ottimo si attesta attorno 6,0-7,0.
E’ una coltura, tra le orticole, la più esigente in boro, ed è molto sensibile a questa carenza, al contrario è abbastanza tollerante alle carenze di magnesio.

Asporti e fabbisogno di nutrienti
Le esigenze nutritive non sono molto elevate, ma risulta sensibile alle elevate salinità.
Lo zolfo è molto importante per ottenere una buona qualità del prodotto. Secondo Anstett, il ravanello asporta circa 10 Kg/ha di zolfo.
La produzione può variare molto a secondo il tipo di coltura e di varietà: si va da 10-20 t/ha per i ravanelli tondi a 40-60 t/ha per i ravanelli lunghi.

Ruolo e apporto dei nutrienti
Il ravanello avendo un ritmo di crescita molto veloce ha bisogno di trovare gli elementi nutritivi prontamente disponibili.
Un eccesso d’azoto favorisce lo sviluppo delle foglie a discapito della produzione, vista come dimensione e qualità della radice o bulbo, il quale risulta più povero di vitamina C e di tiocianati.

Per la coltivazione in serra, nel periodo autunnale, è bene ridurre o evitare gli apporti azotati per limitare uno sviluppo fogliare eccessivo.

Tecnica di coltivazione
Dato il breve ciclo colturale, la concimazione di base è sufficiente per la coltura; solo nei periodi a lenta crescita o con terreni molto sabbiosi, si interviene con concimazioni azotate in copertura.

Risulta essere da tenere presente che il ravanello accumula molto facilmente i nitrati per cui raggiunge facilmente le soglie limite.
Irrigazione: le esigenze idriche sono molto elevate; il ravanello non tollera squilibri idrici durante la fase di ingrossamento della radice. Gli stress idrici, durante l’espansione della radice, inibiscono la divisione cellulare con ispessimenti legnosi e quindi con notevoli peggioramenti qualitativi.

Impacchi per Capelli Fai da Te in Casa

Per avere capelli morbidi e luminosi bisogna curarli e nutrirli a fondo periodicamente. Trascurato da molte, l’impacco o maschera di bellezza, è un passaggio fondamentale per garantirsi una chioma forte e sana. Va effettuato una volta alla settimana prima di effettuare lo shampoo che servirà per rimuoverne i residui, dopo aver lasciato agire per almeno venti minuti. Oggi parliamo di 4 maschere per capelli fai da te, da realizzare con poche semplici mosse e grazie a pochi ingredienti facili da reperire.

Se avete capelli secchi e sfibrati ecco un impacco alla mandorla che nutrirà a fondo i vostri capelli grazie agli acidi grassi e alla vitamina E di cui sono ricche le nocciole e l’olio di mandorle dolci. Gli ingedienti sono solo 3: farina di mandorle (2 cucchiai), nocciole tritate (2 cucchiai) e olio di mandorle (quanto basta).
Amalgamare bene gli ingredienti e applicare su tutta la lunghezza tenendo in posa per mezz’ora avvolgendo la testa con la pellicola trasparente, per evitare colamenti indesiderati.

La seconda maschera è a base di Olio di Macassar, molto utilizzato dalle popolazioni dele Isole Mollucche nell’Oceano Pacifico per le sue proprietà districanti e nutrienti. Un vero e proprio toccasana per capelli aridi e opachi perchè ridona consistenza e lucentezza ad una chioma inaridita e spenta. A base di olio di cocco e di olio di mandorle dolci, questo prodotto si può reperire in erboristeria a un prezzo che si aggira intorno alle 12 euro per 100 ml di prodotto. Molti la tengono su anche per tutta la notte, avvolgendo i capelli in una cuffietta visto che l’olio di Macassar è molto untuoso.

Per realizzare un impacco ricostituente e rinforzante, utilizziamo olio di semi di lino (2 cucchiaini), olio d’oliva (2 cucchiaino), miele (un cucchiaio) e un uovo. Mixiamo accuratamente e lasciamo in posa per 20 minuti. Risciacquiamo abbondantemente e già durante l’asciugatura noteremo capelli più brillanti e morbidi. Un altro impacco che lucida e rinforza la chioma è a base di Amla, polvere di uva che ha origini indiane, e che è possibile reperire quasi esclusivamente online. Ha un odore speziato e deterge a fondo il cuoio capelluto nutrendo il capello, grazie alla vitamina C di cui è ricca.

Basta miscelare 3 cucchiai di polvere con acqua tiepida mescolando con un cucchiaio di legno. Applichiamo sui capelli ma lasciando agire per 2 ore come se stesse utilizzando l’hennè. Il risultato è davvero incredibile: capelli lisci, soffici e voluminosi da…perdere la testa.

Come Coltivare il Cocomero

La coltivazione del cocomero in Italia ha un’estensione di circa 17.000 ettari in pieno campo e 250 ettari in serra di cui 165 in Lombardia.

Generalità
Il cocomero viene coltivato normalmente in pieno campo, spesso in coltura semiforzata e raramente forzata. La prima si svolge completamente in pien’aria con pacciamatura o meno, con microirrigazione o meno; la seconda prevede la pacciamatura ed una protezione temporanea con piccolo tunnel, comunemente microirrigata; la terza si effettua in serra.
Il cocomero preferisce terreni fertili e profondi, ben drenati, ricchi in sostanza organica ben decomposta. Il pH può variare da 6 a 7, quello ottimale è attorno a 6,5. Tollera moderatamente la salinità delle soluzioni circolanti (1-1,5 per mille).
I terreni argillosi e compatti non sono consigliati.
Come tutte le cucurbitacee, il cocomero ha delle esigenze nutritive elevate, ma il grande sviluppo radicale di questa pianta gli permette di utilizzare bene la fertilità residua della coltura precedente.

Asporti e fabbisogno di nutrienti
Il cocomero asporta elevate quantità di potassio, infatti, il rapporto di asportazione risulta essere di 1 N: 0,8 P2O5: 1,6 K2O.

 

Ruolo e apporto dei nutrienti
Come per le altre cucurbitacee, il consumo d’azoto e potassio aumenta con l’attività fotosintetica della pianta. Scarso durante i primi 20-25 giorni dopo la semina o il trapianto, il consumo di N e K aumentano con lo sviluppo dell’apparato fogliare, la luce e la temperatura.
I fabbisogni in fosforo sono più regolari lungo tutto il ciclo della coltura.
Aumentando la presenza di potassio nel terreno aumenta lo spessore della buccia dei frutti e ciò li rende più resistenti alle lesioni ed al trasporto, e ne migliora le qualità organolettiche. Un eccesso d’azoto nella fase iniziale della crescita influenza negativamente l’allegagione. La coltura si avvantaggia di un buon apporto di calcio e magnesio.

 

Tecnica di coltivazione
Coltura in pieno campo (Le indicazioni riportate di seguito si considerano per un terreno normalmente dotato).
Per la concimazione di fondo il cocomero apprezza una buon apporto di sostanza organica ben decomposta e un apporto prefissato di elementi nutritivi minerali come fosforo e potassio. La restante parte di elementi nutritivi vengono forniti in copertura con l’utilizzo di fertilizzanti chimici, con risultati soddisfacenti. Attenzione, una concimazione troppo elevata può pregiudicare la precocità e la qualità dei frutti.
Gli apporti azotati, prevalentemente localizzati con la fertirrigazione, saranno fatti a partire dal diradamento o appena dopo l’attecchimento se da trapianto. Si può utilizzare azoto sotto forma di nitrato di potassio. Apporti in fertirrigazione di nitrato di calcio possono migliorare la colorazione dei frutti.
In particolare per la coltura semiforzata e forzata in serra, il cocomero è una coltura che valorizza molto bene la fertirrigazione e anche la concimazione fogliare. Per entrambi le tecniche è consigliabile apportare anche dei microelementi come boro, ferro, manganese e zinco.
Le esigenze irrigue sono elevate sin dall’inizio dell’allegagione, fino al termine dell’ingrossamento dei frutti; in prossimità della maturazione le disponibilità idriche dovrebbero essere diminuite.
In generale, nelle zone dove non piove durante il ciclo colturale, occorre un volume stagionale irriguo di 3.000-4.000 mc/ha.
Nelle colture a terreno scoperto l’irrigazione può essere fatta anche con sistemi ad aspersione, mentre nelle colture pacciamate si esegue frequentemente con sistemi di microaspersione come la distribuzione goccia a goccia.

Come Vestirsi con il Fisico a Trapezio

Abbiamo già parlato di come scegliere l’abbigliamento in base alla tipologia di fisico. Parliamo adesso nello specifico, del cosiddetto fisico a trapezio e di come va valorizzato. Ma cosa si intende per fisico a trapezio? Appartenere ad una tipologia di questo tipo significa avere il busto piccolo con spalle e addome stretti e la parte inferiore del corpo, dai fianchi in giù, ampia e abbondante. In questi casi, occorre deviare l’attenzione verso la parte superiore del corpo. Innanzitutto, utilizziamo i colori e le fantasie più vistose per mettere in risalto il busto e le tonalità più scure, per minimizzare le curveche caratterizzano l’area inferiore.

Per mettere in evidenza la parte superiore del corpo, puntiamo anche sugli accessori sfoggiando collane colorate e vivaci e orecchini che focalizzino l’attenzioni sul viso. L’obiettivo è anche quello di slanciare la figura. Come fare? Meglio evitare le maglie a lupetto prediligendo quelle a “V” utilizzando top ed abiti privi di spalline. Anche lo scollo a barchetta è l’ideale per attirare l’attenzione sulla zona alta del corpo e distoglierla da quella bassa. Utilizzando maniche ad aletta o a 3/4, è possibile attirare gli sguardi sulle braccia.

Potete concedervi abiti stretch ma solo nella zona superiore del corpo, perchè sarebbe controproducente utilizzare tessuti aderenti nell’area dei fianchi, che sarebbero messi ancora di più in risalto. Evitiamo le gonne a ruota prediligendo quelle a trapezio, che tendono a minimizzare proprio questa parte “critica” del corpo. I pantaloni devono scendere ampi e svasati, possibilmente privi di pences. Per quanto riguarda le scarpe, la donna a trapezio può permettersi le ballerine ma solo se non avete caviglie e ginocchia troppo robuste.

Se siete alte e la caviglia e abbondante, prediligete lo stivale che tende a camuffare le rotondità. Nel caso in cui avete gambe muscolose ma siete base evitate gli stivali che accorciano ancora di più la figura e preferite i tacchi, magari da abbinare a un pantalone a palazzo in modo da minimizzare le rotondità pur slanciando la figura.